La Parola di Dio ci dice che, chiunque accetta Gesù per fede, facendolo diventare il Signore e Salvatore della propria vita viene salvato e non passa per un giudizio di condanna o di morte eterna. Romani 8:1«Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù». Inoltre, veniamo sugellati dallo Spirito Santo e siamo figli di Dio per tutta la nostra esistenza terrena, e nessuno può toglierci questa posizione di privilegio che abbiamo in Cristo. Efesini 1: 13,14 «In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria».
Quindi, dopo aver accettato Gesù, la domanda da porsi è: ma come deve essere la mia vita da credente? Cosa devo fare per essere un vero seguace di Gesù Cristo? Il consiglio migliore arriva da Gesù stesso, il quale disse che per vivere una vita di fede, dobbiamo nascere di nuovo e dobbiamo camminare nello Spirito. Giovanni 3: 3 -7 «Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito”. Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”». Dal momento che siamo nati a nuova vita, comincia il nostro cammino di fede nel mondo, che non sarà sempre facile, perché ci saranno sicuramente delle cadute; però noi abbiamo delle certezze che ci arrivano sempre da Gesù, che disse: Giovanni 14: 16-17 « e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi». Quindi, in questo cammino di fede non siamo soli, Gesù è con noi e ci conduce, ci sostiene e ci rialza se cadiamo. Il Signore ci guida e trasforma a Sua immagine e somiglianza tramite lo Spirito Santo. In questo studio vedremo 11 passi per una fede perfetta!

 

 

- INTRODUZIONE-

 

Anche l’apostolo Paolo esortava i credenti a camminare per fede, secondo lo Spirito. Romani 8: 5-9 «Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito. Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo Spirito produce vita e pace. Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo. Quindi, quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui».

Chi ha accettato Gesù Cristo come Suo Signore, non cammina più secondo la carne, ma secondo lo Spirito che abita in Lui (questo è nascere di nuovo e camminare in santità). Chi ha la mente controllata dalla carne volge i suoi pensieri verso il peccato e le realtà terrene, che solitamente sono passioni insane, ed è ribelle ed ostile a Dio. La mente di chi è in Cristo non è più controllata dalla carne e dalle sue concupiscenze, ma dallo Spirito e si volge verso realtà spirituali, anche se, durante il percorso, soprattutto all’inizio ci saranno delle cadute. Chi sperimenta il camminare nello Spirito, godrà di una vita di pace e di grandi benedizioni e otterrà la vita eterna, perché la sua mente non è più controllata dalla natura peccaminosa che produce la morte spirituale della persona. Chi rimane con una mente carnale diventa nemico di Dio, perché è una natura opposta alla Sua e chi decide di rimanere nella carne non può piacere a Dio (v. 7-8) e non potrà gustare la vita eterna. La natura carnale deve essere soppiantata da quella spirituale. «Se dunque uno è in Cristo, Egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, tutte le cose sono diventate nuove» (2 Corinzi 5:17); essere in Cristo significa essere una nuova creatura, o persona rinata e rinnovata nella mente e nello spirito. Le vecchie abitudini peccaminose che ci separavano da Dio, vengono soppiantate da nuove abitudini. Gesù, desidera liberarci dalla condanna del peccato, ma vuole anche liberarci dal potere del peccato e dalla sua schiavitù, ed è per questo che abbiamo bisogno di essere ripieni di Spirito Santo. Gesù vuole trasformarci, perché possiamo amare le cose che Egli ama e odiare il peccato come Egli lo odia. Lo Spirito Santo produrrà in noi nuovi desideri, nuovi gusti, nuove inclinazioni, nuovi obiettivi ed una nuova ragione di vita; svilupperemo nuove abitudini ed attitudini, conformi alla volontà di Dio. Andare con Gesù è la vita più emozionante e bella che si possa immaginare, nonostante le difficoltà o prove che dovremo superare, ma il nostro destino o destinazione è certa: la vita eterna nel Suo regno. Adesso andiamo a vedere nel concreto cosa vuol dire camminare per fede.

1- GUARDARE A GESÙ E NON ALLE CIRCOSTANZE

 

Il primo passo nella fede ce lo insegna l’apostolo Pietro. Forse ti starai domandando: ma proprio lui che è caduto varie volte? Sì, proprio lui ci insegnerà molto dalla sua esperienza!

Matteo 14: 24-33 «Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: “Veramente tu sei Figlio di Dio!”».

Pietro e chiunque di noi, sa che è impossibile camminare sull’acqua; ma quando Gesù disse a Pietro: vieni… lui non ha esitato! Pietro voleva fare un’ esperienza con il Signore, ma la sua poca fede non glielo permise. Ma quale era il livello di fede dell’apostolo? È facile avere fede in Gesù, se Lui è seduto sulla riva del mare, ma altra cosa è camminare con Gesù in mezzo alla tormenta. Sicuramente è più facile parlare di Gesù agli altri, restando comodamente seduti in casa o in chiesa, ma altra cosa è parlare di Gesù mentre si affrontano problemi, persecuzioni, malattie, sofferenze, carestie, guerre, mancanza di soldi o lavoro, etc. Perché tutte queste cose rappresentano la “tormenta” dell’episodio biblico di Matteo 14. Comunque, Pietro accetta la chiamata di Gesù e fa anche un passo importante, esce dalla barca e mette il piede sull’acqua, ma la sua fede finisce lì e comincia ad affondare. Ma qual è stato l’errore di Pietro? Dov’è che ha sbagliato? L’errore di Pietro è stato quello di aver tolto lo sguardo da Gesù, per guardare alle circostanze avverse, e questo non solo non gli ha permesso di riuscire ad andare da Gesù, ma stava anche annegando. Lo stesso accade a noi quando togliamo gli occhi da Gesù Cristo, ecco che la paura, l’ansia e le preoccupazioni della vita ci sovrastano e ci fanno affondare. Pietro non è stato in grado di compiere appieno quello che Gesù gli ha chiesto, e questo è il pericolo che corriamo anche noi. Se i problemi della vita ci sballottolano e ci sovrastano come le onde della tempesta, non riusciremo ad andare avanti, anzi faremo dei passi in dietro e “affonderemo” anche noi. Questo perché guardiamo al problema, invece che alla soluzione che è Gesù Cristo. Pietro ci insegna che dobbiamo guardare sempre a Gesù e non alle difficoltà o ai problemi, che non possono e non saranno mai più grandi del Signore e delle Sue soluzioni! Esattamente come nell’episodio del giovane epilettico, dove il padre titubante dice a Gesù: «se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci», il Signore gli rispose: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede» (Marco 9:23). La fede è la convinzione piena che Dio farà quello che ha promesso; inoltre ci aiuterà anche nel compiere quello che ci chiede di fare. Camminare con Dio non è solo accettare Gesù per essere salvato, e poi continuare a vivere come prima senza prendere posizione o senza fare delle esperienze con il Signore, questo non è camminare con Dio, ma vivere senza Dio. Nella Sua Parola è detto che la nostra fede viene provata e modellata giorno dopo giorno, fino al completamento della Sua opera in noi. Giacomo 1:2-4 «Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia in voi un’opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, in nulla mancanti». Il Signore ci farà progredire nella vera fede in un crescendo continuo. Quindi, la domanda è: come sto crescendo nella fede? Oggi vedremo 11 passi che ci trasformeranno e aiuteranno in un processo di crescita nella fede. Pertanto, il primo passo lo abbiamo appena trattato ed è… guardare Gesù. Ebrei 12:2 «Fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta». Guarda a Gesù e non alle circostanze, non lasciarti distrarre dalle avversità o problemi che si presentano nella vita; impara a guardare alla soluzione e non al problema, questo è il primo passo nella fede.

2 - CREDERE SENZA VEDERE

 

Vedere per credere o credere per vedere? Uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo, Tommaso, disse che avrebbe creduto nella resurrezione di Gesù, solo se avesse visto il Salvatore con i suoi occhi. Giovanni 20:25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore». Ma egli disse loro: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò». Quando Tommaso vide il Salvatore risorto, questi gli disse:

«Perché m’hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!» (Giovanni 20:29).

Come possiamo anche noi seguire l’invito di Gesù Cristo a non essere increduli, ma credenti pur non vedendolo fisicamente? (Giovanni 20:27). A differenza di Tommaso che voleva “metterci il dito”, l’apostolo Pietro si compiace di sapere che i credenti ai quali indirizza la sua prima epistola, erano da annoverarsi tra coloro che credevano nel Signore Gesù senza averlo visto fisicamente. Un cristiano crede che Gesù è il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, e crede che è Dio allo stesso tempo, il Creatore del mondo. La fede non vede Dio ma sa, e comprende, che Lui c’è, e che è al nostro fianco. Un cristiano avverte la presenza di Dio nella propria vita, nel proprio cuore e scorge l’intervento divino nella sua quotidianità. Credere in Cristo significa sperimentare la realtà di un Dio che non ci deluderà mai, perché è sempre presente nella nostra vita e interagisce con noi senza mostrarsi fisicamente. Quello che conta non è vedere ma credere per ottenere. Che cosa significa per un cristiano avere fede? Se dovessimo definire cosa vuol dire il termine fede, cosa diremmo? La migliore definizione di questo termine l’ha coniata l’autore dell’epistola agli Ebrei, il quale dedica all’argomento un intero capitolo. 

 

Ebrei 11:1 «Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono»

La fede in Dio è certezza! Quella certezza che è rassicurante, poiché siamo sicuri che Dio opererà per noi e ci renderà visibile e tangibile quello che ancora non lo è. La fede in Dio è qualcosa di molto più concreto di quello che si possa immaginare, perché i passi di chi cammina per fede sono sorretti ogni giorno da una “mano invisibile”, che gli occhi umani non vedono, ma gli occhi spirituali percepiscono chiaramente. Noi non vediamo Dio, ma Lui ci vede e ascolta di continuo, e quando lo ritiene opportuno interviene nella nostra vita. Per avere fede, che significa fiducia, serve anche conoscenza; poiché solo se conosciamo Dio personalmente impariamo cosa è la fiducia cieca, e per questa ragione voglio farti un esempio pratico con un aneddoto. C’era un bambino che per gioco è salito su un albero, ma quando è arrivato il momento di scendere, non era più in grado di farlo. Passava di lì un uomo che aveva visto la scena e si è prestato ad intervenire; avvicinatosi all’albero, disse al bambino: – buttati che ti prendo- ma il bambino non si è lanciato tra le sue braccia. Quando sopraggiunse il padre, che gli disse la stessa cosa: – lanciati che ti prendo-, solo allora il bambino si è buttato. Ma perché il bambino non si è lasciato andare con il passante? Molto semplice, perché era uno sconosciuto e non si fidava di lui. Solo quando vede il padre, che conosceva molto bene, si è fidato delle sue parole e si è lasciato andare. Anche se avesse avuto gli occhi bendati si sarebbe comunque fidato, e questo perché la voce del padre lo rassicurava. Era certo che il padre lo avrebbe aiutato! La fede è la certezza che quello che si spera e di cui si ha bisogno arriverà, ovviamente nei modi e nei tempi di Dio. Questa fede non è un illusione, ma è una certezza assoluta che Dio opererà per noi. Quindi, avere fede in Dio, significa che Dio opererà sicuramente in nostro favore, ma come Lui vuole e desidera, e non come vogliamo noi; altrimenti non è vera fede!

3 - IN CHI AVERE FEDE?

Non possiamo avere fiducia in qualcuno che non conosciamo, pertanto dobbiamo prima conoscere Dio personalmente, solo così potremo avere fede in Lui. Noi veniamo meno nell’avere fiducia in Dio, proprio perché non possiamo avere fiducia in qualcuno che è per noi un estraneo; ma a questo si può rimediare facilmente. Quando qualcuno ci dice: “fidati di me”, noi possiamo reagire solo in due modi: fidandoci e quindi lasciandolo fare o rifiutando. Ma perché ci fidiamo? Perché conosciamo la persona che ci sta davanti! Quindi, il nostro compito è quello di conoscere Dio, e per fare questo dobbiamo cercarlo nel modo giusto; mentre il compito di Dio è quello di lasciarsi trovare. 

Atti 17:27 «affinché cercassero il Signore, se mai riuscissero a trovarlo come a tastoni, benché egli non sia lontano da ognuno di noi».

Geremia 29:14 «io mi lascerò trovare da voi…».

Ma come possiamo incontrare Dio? Il Signore si rivela e manifesta a noi in diversi modi, ci parla attraverso la coscienza, la natura, ma soprattutto con la Bibbia e in Gesù Cristo! Giovanni 14:9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: “Mostraci il Padre”?». Colossesi 1:15 «Egli è l’immagine dell’invisibile Dio… ». E solo il Signore Gesù ha potuto dire: «… nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo» (Matteo 11:27). Solo chi contempla e medita sulla vita e le opere di Gesù Cristo, ha visto e conosciuto Dio. Anche noi, proprio grazie a Cristo, e per la fede che esercitiamo in Lui, possiamo conoscere Dio. Il Signore vuole che tu lo conosca personalmente, infatti Gesù disse: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo» (Giovanni 17:3). Conoscere Dio, significa anche conoscere sé stessi, perché comprendiamo chi siamo e perché viviamo, ma soprattutto capiamo che siamo nati per vivere in eterno, se accettiamo Gesù Cristo come nostro Salvatore e lo facciamo diventare il Signore della nostra vita.

Prendi la sana abitudine di leggere la Bibbia ogni giorno e medita su di essa. La Bibbia si può leggere in qualsiasi momento della giornata, ma per approfondirla e studiarla è bene darsi dei tempi precisi, dobbiamo educarci all’appuntamento quotidiano con Dio, scegliendo un luogo ed un tempo preciso nel quale incontrarlo. L’ideale per studiare e meditare la Bibbia è il mattino presto, prima di iniziare qualsiasi attività, la quiete e il silenzio sono ottimali per ascoltare la voce di Dio. Inizialmente bastano pochi minuti al giorno, da 10 a 15 minuti sono sufficienti, non è la quantità che è importante ma la qualità della lettura che è importante, meglio pochi versetti capiti e assimilati che interi capitoli non compresi. Con il tempo e la pratica, i minuti scorreranno senza che ci rendiamo conto del tempo che passa, perché sarà piacevole stare alla presenza di Dio, e sentire come Egli ci parla tramite il testo e la meditazione dello stesso. Da ogni brano che leggi dalla Bibbia, devi cercare di capire cosa Dio ti sta dicendo, per poi applicarlo nella tua vita; perché Dio parlerà, non solo alla tua mente, ma prevalentemente al tuo cuore. Inoltre, quando incontrerai capitoli o brani difficili, persisti e vai oltre, non scoraggiarti mai se non capisci tutto e subito, con il tempo si diventerà abili a collegarli con altri testi, e questo ti permetterà di comprendere meglio l’argomento letto. La Bibbia dice: Isaia 28:10 «Poiché è un precetto su precetto, regola su regola, un po’ qui, un po’ là». La Bibbia è come un tesoro nascosto, più scaviamo in profondità, più perle preziose troveremo. Per finire, ti consigliamo di munirti di un buon commentario biblico, con il quale comparare il brano biblico letto con le spiegazioni del commentario. Inoltre, un buon commentario può fornirti anche altre informazioni, come la datazione del testo, il contesto storico, l’ambientazione, i personaggi e, ovviamente la spiegazione dei versetti, soprattutto quelli difficili.

Quando leggi e mediti i Vangeli puoi incontrare Gesù, se contempli tutte le storie nelle quali è presente, puoi avvertire la presenza di un Dio santo, giusto e buono e come i vari personaggi che lo hanno incontrato, sono stati trasformati e benedetti. Sappi che anche tu puoi vivere le stesse esperienze. In Marco 5: 21-34, viene menzionata una donna che soffriva da dodici anni di una malattia cronica, che era incurabile per quel tempo. Questa donna aveva “udito parlare di Gesù” (v.27) e aveva risposto con fede, quando “toccò il suo mantello” perché pensava: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata” (vv.27-28). “E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male” (v.29). La donna riconoscente “gli si gettò davanti” (v.33). Il contatto con Gesù produce un profondo cambiamento nelle persone. Quale è stata la chiave del suo cambiamento? Ce lo dice Gesù: «Figlia, la tua fede ti ha salvata» (v.34). Se anche tu stai lottando nella vita con un male incurabile o con problemi che non prevedono soluzioni, sei invitato/a chiedere aiuto a Gesù, ma con la stessa fede.
Anche la figlia di Jairo sperimenta un cambiamento profondo quando incontrò Gesù: viene riportata in vita. All’arrivo di Gesù, l’atmosfera tra i presenti non è positiva, si percepisce dolore e lamento. A Jairo gli dicono: «La tua figlia è morta; perché importuni ancora il Maestro?» ( Marco 5:35). Ma Gesù gli rispose: «Non temere, soltanto abbi fede!»(v.36), e come entrò, disse loro: «Perché fate tanto chiasso e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme» (v.39). Gesù trasforma la morte in un sonno. Questo brano inizia con la paura e il dolore e finisce con la fede e la rinascita. Ma cosa è che ha fatto la differenza in queste storie? La vera fede! Gesù disse alla donna malata: “La tua fede ti ha salvata” (Marco 5:34), e a Jairo: “Non temere, soltanto abbi fede” (Marco 5: 36b). Ora, anche noi possiamo sperimentare la stessa fede di queste persone e vivere esperienze soprannaturali, possiamo incontrare Gesù e, attraverso di lui, incontriamo e conosciamo Dio personalmente.

4 - COME CRESCE LA FEDE?

 

Ma come si sviluppa la fede? Leggendo la Sua Parola! Non possiamo crescere nella fede se non leggiamo regolarmente la Bibbia tutti i giorni. 

Romani 10:17 «Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo». 

Dio ci parla prevalentemente attraverso la Bibbia, oltre che dalla lettura di libri cristiani e dall’ascolto di sermoni e meditazioni di altre persone. Nella vita del cristiano deve esserci SEMPRE, e ripeto SEMPRE, la meditazione mattutina; non dobbiamo mai trascurare la lettura quotidiana della Bibbia, con la relativa meditazione del brano letto. Leggi anche pochi versetti e leggili più volte, e poi chiediti sempre cosa il Signore ti sta comunicando attraverso il testo preso in esame, ma soprattutto cerca di capire come metterlo in pratica nella tua vita. Dobbiamo imparare ad ascoltare Dio e cambiare in conseguenza a quello che ci viene rivelato ogni giorno, perché il Signore ci modella e trasforma giorno dopo giorno. Non ci può essere crescita nella fede se non ci fermiamo ad ascoltare Dio, e solo quando mettiamo in pratica quello che Dio ci dice, vedremo la crescita spirituale e vivremo anche dei miracoli. Inoltre, gli effetti e i benefici di una vita trasformata da una vera vita di fede ricadono anche sulle persone intorno a noi.

Come accrescere la fede

Una fede salda e robusta serve, sia per superare i problemi della vita, che per ubbidire ai comandamenti di Dio. E questo perché ci sono comandamenti che li osserviamo con facilità, mentre altri sono più difficili da ubbidire e mettere in pratica, come il 4° comandamento che ci dice di osservare il sabato, come giorno di riposo. Questo comandamento viene trasgredito da moltissime persone, perché la società ci “impone” di lavorare di sabato, e molti cristiani per paura di perdere il lavoro e il proprio sostentamento, trasgrediscono il 4 ° comandamento! In questi casi si può parlare di una fede debole? Anche se non dobbiamo esprimere giudizi a riguardo, certo è che una fede stabile e forte, non si preoccupa delle conseguenze della perdita del lavoro, una fede salda ci dovrebbe far dire: “Dio provvederà per me”! Se invece la nostra fede è debole o vacillante, ci sarà molto difficile ubbidire ai comandamenti. Quindi, abbiamo bisogno di accrescere la nostra fede.
Come i discepoli, anche noi abbiamo bisogno di chiedere a Cristo di aumentare la nostra fede. Luca 17:5,6 «Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede». Chiedere a Dio di accrescere la fede, è già in sé un atto di fede! In questo modo stiamo dimostrando di avere fede in Dio, e che Lui può farlo; ecco perché, i discepoli chiesero a Gesù di accrescere la loro fede. Un altro episodio molto simile, lo troviamo in Marco 9:21-24 Gesù domandò al padre: «Da quanto tempo gli avviene questo?» Egli disse: «Dalla sua infanzia; e spesse volte lo ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». E Gesù disse: «”Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede». Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità». In questo brano vediamo un uomo chiedere aiuto ai discepoli, dicendogli di scacciare il demone che tormentava suo figlio, ma essi non furono capaci. Perciò, l’uomo si rivolse a Gesù, nonostante avesse una fede molto debole. Così, con quel po’ di fede che aveva, chiese al Signore di accrescere la sua fede, e Gesù guarì il figlio di quell’uomo. 

Anche noi, come i discepoli che avevano fallito, ci sentiamo in dovere di chiedere a Gesù di accrescere la nostra fede. Probabilmente perché siamo delusi dai nostri comportamenti, o forse perché siamo scoraggiati e abbattuti dai tanti fallimenti, tanto da non riuscire ad andare più avanti. Gesù ci incoraggia e ci sostiene, aiutandoci a capire che anche una piccola fede è apprezzata da Dio. Infatti, non è una grande fede che compie grandi cose, ma è il grande Dio che compie cose impossibili e inimmaginabili, in risposta ad una fede, anche se di piccole proporzioni. Leggiamo la risposta che Gesù diede alla richiesta dei discepoli di aumentare la loro fede. Luca 17: 6 Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sradicati e trapiantati nel mare”, e vi ubbidirebbe». L’insegnamento di Gesù in questo testo ci aiuta a capire che la nostra condizione spirituale non dipende da quanto grande è la nostra fede, ma dipende da quanto grande è la potenza di Dio in cui abbiamo fede. In un’altra occasione, Gesù usò nuovamente l’immagine del granello di senape, dicendo che: «È simile a un granello di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si sono riparati sui suoi rami» (Luca 13:19). Il granello di senape è un seme molto piccolo ma poi diventa un albero grande. Ecco, come una piccola fede, se alimentata regolarmente può diventare un grande albero; la nostra fede può e deve crescere. E questo ci porta a comprendere che la fede per crescere ha bisogno di prove e sfide da superare.

5 - LA FEDE VIENE PROVATA

 

Giacomo 1: 2-4 «Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia in voi un’opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, in nulla mancanti».

Come abbiamo già visto nell’episodio di Matteo 14, quello nel quale Gesù invita Pietro a camminare sull’acqua, un classico esempio di fede provata che però non supera la prova. La nostra fede viene forgiata proprio attraverso le prove, le sofferenze e le tentazioni che incontriamo sul nostro cammino e che Dio permette. Quando diciamo a Dio accresci la mia fede, il Signore lo farà, ed è per questo che arrivano delle sfide, e la fede provata cresce e si modella, ma cresce nella misura in cui vinciamo la battaglia della prova. Giacomo invita tutti i cristiani a gioire mentre si trovano ad affrontare delle prove. Ma come si può gioire nelle prove o avversità? Certo che possiamo gioire, ma è necessario comprendere il perché stiamo passando per il crogiuolo. Se Dio permette che passiamo per delle prove e perché ha uno scopo e un obiettivo nobile per noi, che lo scopriremo solo dopo aver superato la prova. Facciamo un esempio con le tentazioni del fumo o dell’alcool, solo quando li eliminiamo e vinciamo su questi vizi e peccati, che comprendiamo cosa vuol dire essere liberi dalla dipendenza e dalla schiavitù di peccato. Inoltre si guadagna in salute, ma anche di tasca, perché sono soldi risparmiati. Le prove ci forgiano e ci modificano in meglio, e la nostra fede è resa più solida e ferma. La fede non è “prodotta” dalle prove, ma “si dimostra” attraverso le prove. Le prove rivelano che tipo di fede abbiamo; non perché Dio non sa che tipo di fede abbiamo, ma per rendere la nostra fede più stabile e salda in Lui. La prova della tua fede produce pazienza e quindi perseveranza. Ma in che modo Dio produce pazienza in te? La cosa interessante qui è che la pazienza è anche un frutto dello Spirito Santo. Non diventerai mai una persona paziente, se Dio non permetta che ti accadano situazioni dove sarai sotto pressione e, grazie all’aiuto dello Spirito Santo, riuscirai a sviluppare la pazienza. Non diventerai mai un cristiano perfetto, cioè completo e maturo, se non hai la pazienza e la costanza di farti modellare da Dio, tramite l’azione dello Spirito Santo.

1Pietro 1:7 «affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo…».

Le afflizioni e le prove sono necessarie secondo Pietro, ma perché? Perché per mezzo della prova possiamo sapere che tipo di fede abbiamo. Tutti noi affronteremo svariate prove, a seconda di come Dio ci vuole purificare e modellare a Sua immagine. Quando i minatori estraggono l’oro dalle miniere, lo mettono in un forno molto caldo, e lo scopo non è quello di distruggere l’oro, ma di purificarlo. Quando l’oro si scioglie, le impurità vengono eliminate e l’oro diventa puro. Quindi, le prove, non sono altro che delle correzioni che Dio permette che accadono nella nostra vita per essere santificati, e quindi, purificati e trasformati a Sua immagine. Ebrei 12:7-11 «Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa». 

I figli di Dio non possono sottrarsi alle prove, sofferenze e persecuzioni. L’apostolo Paolo scrisse: «Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati…». (2Timoteo 3:12). Le persecuzioni possono arrivare dalla politica, dalle autorità locali, ma anche da amici, conoscenti, parenti e perfino da quelli di casa nostra, con oltraggi verbali e fisici. Le prove sono svariate, come dover combattere con una malattia, calamità ambientali, disastri economici, ingiustizie subite proprio a causa della fede, tragedie, incidenti, etc. Le prove non sono solo fatti eclatanti, possono essere anche eventi di minore entità, come ad esempio essere sotto stress per sviluppare la pazienza e la sopportazione, divenendo miti e docili, invece di inveire e arrabbiarsi. Tutte queste situazioni mettono alla prova la fede dell’individuo, con lo scopo di rivelare se la nostra fede è autentica, o se deve essere modificata e trasformata. Per contro, se le prove o avversità mi fanno cadere in depressione, senza vedere una via d’uscita, allora vuol dire che la mia fede è debole e scadente. Gesù disse: «Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose» (Matteo 6: 31,32). Il vero credente, a prescindere da quello che può accadere nella sua vita, ha sempre piena fiducia in Dio, sapendo che Dio interverrà e provvederà per ogni sua situazioni o necessità. Ogni sofferenza, prova o tentazione, dovrebbero rammentarci quanto è importante rafforzare la fede o fiducia in Dio. Perché lo scopo delle prove non è quello di fiaccarci o schiacciarci, ma è quello di eliminare dalla nostra vita qualsiasi scoria che indebolisce la fede, ovviamente con l’aiuto e l’intervento dello Spirito Santo in noi. Anche perché è impossibile alla nostra natura carnale e peccaminosa vincere sull’ orgoglio, ostinazione, impazienza, arroganza e ogni forma d’egoismo, come i piaceri mondani, le passioni, le dipendenze, l’amore per il denaro e qualsiasi altra cosa che ci porterebbe lontano da Dio. Tutte le prove che superiamo ci recheranno dei benefici e vantaggi già in questa esistenza, perché, oltre a trasformarci a Sua immagine e somiglianza, ci permetteranno di accedere al Suo regno e di poter stare alla Sua presenza, quando Egli verrà. Crescere nella fede non è facile e a volte è anche doloroso, ma è importante farlo, se vogliamo vivere nell’eternità nel Suo regno.

6 - LA FEDE CHE SMUOVE LE MONTAGNE

Giacomo 5:13-18 «C’è qualcuno di voi sofferente? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Canti inni di lode. Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà; e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati. Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia. Elia era un uomo sottoposto alle stesse nostre passioni, eppure pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto».

Nella società odierna la preghiera è vista generalmente come l’ultima spiaggia o ancòra a cui aggrapparsi per non affondare. Molti si rivolgono a Dio solo quando si trovano ad affrontare situazioni difficili o drammatiche, che non prevedono soluzioni umane e via d’uscita. Anche se, pregare nei momenti di difficoltà e di disperazione è tutt’altro che banale o sminuente, in questo testo che abbiamo appena letto, Giacomo ci dà una dimensione della preghiera diversa dal suo ruolo emergenziale. Poi ci sono quelli, che usano la preghiera come una “lista della spesa”, portando al Signore solo richieste, ma anche questo metodo non è dei migliori. In questa sezione vedremo che “la fede respira con la preghiera”. Nella vita, ci saranno sicuramente situazioni troppo difficili da affrontare, e Dio le permette affinché possiamo relazionarci con Lui e discutere insieme al Signore le possibili soluzioni. Nel testo introduttivo possiamo notare che la “preghiera del giusto è molto efficace”. Quindi, cerchiamo di capire chi è un giusto, e perché la sua preghiera è efficace. Facciamo una premessa, visto che la Bibbia ci dice che: «Non c’è nessun giusto, neppure uno» (Romani 3:10); ma ci dice anche che molti sono dei giusti, e questo sembrerebbe essere contradditorio, ma come vedremo non lo è affatto. Matteo 1:19 «Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente». 1 Pietro 4:18 «E se il giusto è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore? Atti 10:22 Essi risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, del quale rende buona testimonianza tutto il popolo dei Giudei…». Dunque, è evidente che nessuno è giusto per sua natura, ma mediante la fede in Dio può diventare un giusto. Le persone giuste qui citate, sono considerati giusti per mezzo della fede; perché la loro fede in Dio era centrale in ogni aspetto della loro vita. Dio chiama tutti noi a vivere così, perciò, anche noi possiamo essere dei giusti se viviamo per fede, che vuol dire porre Dio al centro della nostra esistenza, avendo sempre piena fiducia nel Suo operato in nostro favore. Inoltre, il sacrificio di Gesù sulla croce a resi giusti tutti coloro che credono in Lui, e quindi sono salvati! Romani 5:19 «Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo (Gesù Cristo) i molti saranno costituiti giusti».

Il brano di Giacomo ci ricorda a vivere da giusti, in modo che anche le nostre preghiere possano essere veramente efficaci e potenti. Dio vuole spronarci e incoraggiarci a pregare con perseveranza e diligenza, perché le battaglie della vita si vincono con la preghiera. L’esempio di Elia è molto interessante, visto che era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni e tentazioni, poiché anche lui era soggetto alle debolezze della carne. Ma, nonostante questo, Elia era un uomo giusto, perché anche lui, come ogni uomo giusto, viveva per fede. Egli non aveva fede in sé stesso, ma in Dio, e anche noi possiamo pregare con molta efficacia, proprio come Elia. Nella preghiera di questo profeta possiamo notare un primo aspetto molto importante, Elia non ha chiesto nulla per sé stesso, ma cercava solamente la gloria di Dio. Anche Gesù, nella preghiera del Padre Nostro, dice: “Padre nostro, sia fatta la tua volontà”. Come possiamo vedere in entrambe le preghiere, si ricerca la gloria di Dio; quindi, se vogliamo che le nostre preghiere siano molto efficaci, dobbiamo in primo luogo cercare di glorificare Dio. Pertanto, come dobbiamo pregare? Facciamo un esempio pratico. Se ho dei problemi economici, la preghiera giusta non è quella di chiedere a Dio che mi faccia pervenire in modo miracoloso i soldi. La preghiera del giusto inizia con il lodare Dio per la difficoltà e la prova che il Signore gli permette di affrontare. Il giusto non è concentrato sul problema e nemmeno su sé stesso, ma su Dio e su quello che sta facendo, sapendo che con la prova ci sarà anche la soluzione. La preghiera che ha grande efficacia è una preghiera perseverante che cerca la gloria di Dio. Altro aspetto molto importante della preghiera, è che deve essere sempre fatta in accordo con la Sua volontà. 1 Giovanni 5:14-15 «Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce”». Inoltre, quando presentiamo le nostre richieste a Dio, dobbiamo perseverare e pregare con fede (Giacomo 1:5; Marco 11:22-24), con gratitudine (Filippesi 4:6), e con uno spirito di perdono verso gli altri (Marco 11:25), aspettando i tempi e i modi in cui il Signore vorrà rispondere ed esaudire la preghiera. 

Isaia 55:8 «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore». 

Evitiamo le lamentele e le ripetizioni inutili, dopotutto, Dio conosce i nostri bisogni ancora prima che apriamo bocca (Matteo 6:8). Dio ascolta e risponde quando un giusto prega e prega in modo giusto. Gesù insegnò che con la fede possiamo spostare le montagne, questo perché non ci sono limiti a quello che possiamo compiere con la preghiera. Quello che dobbiamo ricordarci è di essere dei giusti, cioè, uomini e donne di fede che camminano in ubbidienza e in accordo con la Sua volontà. Le parole di Gesù ci rivelano che la fede ha un potere straordinario, e che una fede anche se piccola come un granello di senape, può essere sufficiente a spostare una montagna. In realtà non è la fede che lo fa, è Dio che si muove quando vede un Suo figlio che crede con tutto il suo cuore. La Sua mano allora agisce, e quando Dio si muove ciò che appare impossibile diventa possibile. C’è un intero capitolo nella lettera agli Ebrei, l’undicesimo, che fa un lungo elenco di uomini e donne dell’antico testamento che vissero per fede e fecero opere grandi per mezzo di essa: “vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni, spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trassero forza dalla debolezza, divennero forti in guerra, misero in fuga gli eserciti stranieri…” Ebrei 11:33-34. In altre parole questa è la fede che può “spostare le montagne”. Sì, la fede è potenza e la preghiera è un collegamento con Dio, che rafforza il nostro legame ed il nostro rapporto con Lui. Ogni volta che usiamo la stessa fede, riceveremo un grande miracolo!

7 - ESEMPI DI FEDE

 

Leggere tutto Ebrei 11… 32 – 35 «Che dirò di più? Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore».

La nostra fede può essere stimolata e fortificata quando osserviamo i vari personaggi della Bibbia (e non solo), e di come la loro vita è stata cambiata quando Dio è entrato nelle loro vite, divenendo dei grandi strumenti nelle Sue mani. Tutti i personaggi che troviamo nella Scrittura erano persone comuni che hanno fatto grandi cose, e questo perché confidavano in un Dio straordinario: questo è il potere della fede. Vediamo ora solo alcuni esempi di uomini e donne di fede che incontriamo nella Bibbia. Iniziamo con Abramo, che è chiamato il padre della fede. Quando Dio lo chiamò a lasciare la sua patria e a viaggiare verso una terra sconosciuta, promettendo di farne il padre di una grande nazione, il patriarca agì per sola fede e piena fiducia in quello che Dio gli disse. Ma avremmo fatto anche noi quello che ha fatto lui? Lasceremmo tutte le nostre comodità e sicurezze per andare verso l’ignoto? Abramo e sua moglie avevano un’età avanzata, erano ben oltre l’età della fertilità per avere figli, ma Abramo credette alla promessa di Dio. Inoltre, dopo aver visto come Dio ha provveduto a dargli il figlio Isacco, gli viene chiesto di sacrificarlo. Anche in questo episodio, dove la fede di Abramo viene provata, non esitò ad offrirlo in sacrificio, avendo piena fiducia che il Signore lo avrebbe resuscitato se fosse morto, e questo ci mostra un esempio supremo di fede. Abramo aveva così piena fiducia di Dio, che era chiamato l’amico di Dio. Giacomo 2:23 «Così si adempì la Scrittura, che dice: “Or Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia»; e fu chiamato amico di Dio” ».

Anche Mosè ha dimostrato una fede notevole. Per fede Mosè rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio. Per fede affrontò il faraone, condusse gli israeliti fuori dall’Egitto e li guidò attraverso il deserto; tutto in obbedienza alla chiamata di Dio. Mosè seppur non si sentiva adatto al compito che Dio gli affidava, non smise mai di confidare nell’operato di Dio per liberare Israele. Esodo 3:11 «Ma Mosè disse a DIO: “Chi sono io per andare dal Faraone e per far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?”». Per fede Mosè e Aronne andarono dal Faraone ad annunciare le 10 piaghe che si sarebbero abbattute sull’Egitto. Per fede Mosè celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse anche gli Israeliti. Ci volle una grande fede, quando il popolo di Dio venne inseguito dagli egiziani che erano convinti di averli intrappolati, visto che il mare che gli stava davanti sembrava sbarrargli la strada (Esodo 14:21-31). Per fede attraversarono il mar Rosso su terra asciutta, mentre gli egiziani che tentarono di fare la stessa cosa, furono inghiottiti (Ebrei 11:24-29). La fede di Mosè gli permise di affrontare ostacoli apparentemente insormontabili, confidando solo nella potenza di Dio.

Nella Bibbia, Giobbe viene descritto come un uomo retto, giusto e con una vita parecchio agiata e felice. Viveva nel paese di Uz, ed era considerato il “maggiore di tutti gli orientali”, poiché aveva molto bestiame e molta servitù a sua disposizione. Ma, nonostante le sue ricchezze, Giobbe era generoso con chi era nel bisogno, aiutava i più deboli. Giobbe aveva una moglie e una bella famiglia con 10 figli, era anche un uomo molto spirituale, onorava e lodava Dio ogni giorno. Quando Il Signore fece notare a Satana l’integrità di Giobbe, Satana rispose che Giobbe serviva Dio per tornaconto personale, ossia fingeva di praticare la sua fede, ma solo per conservare i suoi beni materiali con il beneplacito divino. Dio, allora permise a Satana di mettere alla prova la fede di Giobbe. Ma, nonostante i mali che si abbatterono nella sua vita per le prove che Satana gli fece subire, sopportò con rassegnazione la perdita dei suoi beni, dei suoi figli che morirono con il crollo della casa, e la sofferenza dovuta alla malattia che lo colpì. Inoltre, dovette sopportare i rimproveri di tre suoi amici, e in tutto questo delirio, Giobbe non perse mai la fede e non bestemmiò mai il nome di Dio, neanche quando sua moglie gli disse di maledire Dio. Giobbe 2: 9, 10 «Allora sua moglie gli disse: “Rimani ancora fermo nella tua integrità? Maledici DIO e muori!”. Ma egli disse a lei: “Tu parli come parlerebbe una donna insensata. Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?”. In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra». Dio lo ristabilirà in tutti i suoi averi, raddoppiandoli e gli darà di nuovo sette figli e tre figlie e lunghi anni felici. E tu, avresti avuto la stessa fede di Giobbe?

Vediamo anche Davide, un umile pastorello che divenne re. Davide era noto per essere un uomo di fede che confidava pienamente in Dio, come lui stesso scrisse: «L’Eterno è la mia forza e il mio scudo; il mio cuore ha confidato in lui e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e lo celebrerò col mio canto» (Salmo 28:7). Davide compì grandi cose mediante la fede in Dio: Uccise un leone e un orso a mani nude – Uccise Golia, il gigante filisteo – Fuggì dai tentativi di Saul di ucciderlo- Ottenne grandi vittorie su tutti i suoi nemici. La fede di Davide gli diede il coraggio di affrontare il gigante Golia, dichiarando: «Il Signore, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo» (1Samuele 17:37). Nei salmi che Davide compose, si evince una fede profonda e costante nella bontà e nella fedeltà di Dio, e non c’è da meravigliarsi se la Scrittura definisce Davide come, l’uomo secondo il cuore di Dio! Anche se, nella vita di questo re ci sono state tentazioni che lo hanno vinto, sappiamo che trascorse settimane e mesi in un dolore angosciante a causa dei suoi sbagli. Davide soffrì anche di depressione; infatti, scrive della sua solitudine e di aver pianto nel suo letto molte notti. Tuttavia, in quegli anni di afflizioni intense e di autentico pentimento, Davide non perse mai la fede. Anche la fede di Davide venne provata duramente, ma ne uscì con una fede sempre in crescendo.

Finiamo questa sezione dell’Antico Testamento con Daniele e i suoi amici. Il profeta Daniele dimostrò una fede incrollabile di fronte alle persecuzioni. Nonostante avesse ricevuto il divieto che doveva smettere di pregare Dio, Daniele non viene meno alla sua fede, anche se questo comportava essere gettato in una fossa di leoni. L’esperienza di Daniele ci dimostra una fede che mette Dio al primo posto, l’obbedienza a Dio prima di ogni altra cosa, anche a costo della vita o sicurezza personale. Daniele era stato deportato insieme ad altri compagni in Babilonia, si trovavano in un paese straniero dove il re Nabucodonosor aveva costruito una statua d’oro e voleva che tutti si inchinassero e l’adorassero. Ma, i tre compagni di Daniele si rifiutarono, e come il re seppe del loro rifiuto, li mandò a chiamare, avvertendoli che se non si sarebbero prostrati li avrebbe fatti morire nella fornace ardente. Sadrac, Mesac e Abed-Nego risposero con fermezza che Dio li avrebbe liberati, e che anche se così non fosse non avrebbero adorato la sua immagine. I tre amici di Daniele rimasero stabili, avevano deciso che sarebbero rimasti fedeli a Dio e alla Sua legge e questo causò la loro condanna e l’ingresso nella fornace. Quando sono dentro la fornace, accade qualcosa di insolito, il fuoco brucia le corde che li tenevano legati, senza però bruciare i loro vestiti e la loro pelle, riescono a respirare e addirittura a camminare in mezzo alle fiamme. È evidente che Dio era con loro, infatti c’è in mezzo a loro un quarto Uomo, e il testo dice: «Ecco, io vedo quattro uomini slegati, che camminano in mezzo al fuoco, senza subire alcun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio di Dio» (Daniele 3:25). Quest’immagine ci rammentano le parole di Gesù Cristo, che disse: “dove due o tre si radunano nel nome del Signore…Io sono in mezzo a loro”. Isaia 43:2 «Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà». Questa storia ci insegna che questi uomini hanno fatto un esperienza di fede, l’esperienza di chi ha fiducia nel Dio onnipotente creatore del cielo e della terra, che interviene sempre a favore di chi gli è fedele.

 

 

Anche nel Nuovo Testamento ci sono tante esperienze di fede, vediamone alcune. Gesù e la donna Cananea. Matteo 15: 22 «Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: “Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio”…28 Allora Gesù le disse: “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”. E da quel momento sua figlia fu guarita». Gesù, vedendo la fede e l’umiltà di questa donna, esaudisce pienamente la sua richiesta. Il Signore interviene sempre per chiunque va a Lui con cuore umile e con fede. Gesù è lo stesso anche oggi, ed è sempre pronto ad amare, salvare, perdonare, liberare e guarire. Quindi, quando andiamo a Gesù con fede e umiltà, troveremo il Signore sempre ben disposto a intervenire.
Gesù loda la fede del centurione romano. Matteo 8: 8-10 « Il centurione, rispondendo, disse: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di’ soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito. Perché anche io sono uomo sottoposto ad altri e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: “Va’”, ed egli va; e a un altro: “Vieni”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo”, ed egli lo fa». Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: «Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande! …. 13 Gesù disse al centurione: “Va’ e ti sia fatto come hai creduto”. E il servitore fu guarito in quella stessa ora». La fede non comune dell’ufficiale romano è racchiusa in questa frase: “Ma di’ soltanto una parola”. La sua è una fiducia che nasce dalla convinzione che Gesù aveva una parola creatrice, restauratrice e potente da cambiare qualsiasi situazione. Il centurione sa perfettamente che basta solo una parola di Gesù, ed il suo servo sarà guarito, é così tanta la sua fede che non serve neanche chiedergli di entrare nella sua casa per toccare il servo ammalato. Questo miracolo come quello della donna Cananea, dimostrano che gli stranieri avevano più saggezza e fede del popolo di Israele!
Questi esempi ci insegnano che la fede è un passo verso l’ignoto, confidando nelle promesse di Dio anche quando le circostanze appaiono avverse e impossibili. Ci mostrano anche che la fede non è l’assenza di dubbi, ma la scelta di fidarsi di Dio nonostante i nostri dubbi. La fede di tutti questi personaggi, gli ha permesso di affrontare sfide che altrimenti li avrebbero sopraffatti, perché erano tutti casi senza speranza o soluzione. Queste storie di fede continuano ancora oggi ad ispirare i credenti a credere all’impossibile. Ricordandoci che la fede non è solo un concetto astratto, ma una realtà vissuta che può trasformare le vite e plasmare la storia. Fermiamoci ad osservare come Gesù cambiava la vita alle persone, perché anche noi possiamo essere il cieco, il muto, il paralitico o il morto da resuscitare, etc. Se Gesù ha cambiato la loro vita, farà lo stesso con noi, ma lo farà con la stessa misura di fede che noi abbiamo in Lui! Matteo 8:13 «Va’ e ti sia fatto come hai creduto!».

8 - FEDE È AZIONE

 

Giacomo 2:20-22 «Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa».

Giacomo in questo testo sta confutando un insegnamento distorto che circolava e circola tutt’ora all’interno delle chiese. Molti pensano che una volta che hai accettato Gesù Cristo come Signore e Salvatore, sei salvato e non devi più osservare nessun comandamento e non devi fare più nulla, puoi anche trasgredire la legge morale che tanto sei salvato ugualmente. Giacomo sottolinea che la vera religione inizia con la fede (credere in Gesù), e questa vera fede agisce con opere e dimostrazioni concrete. Le “opere” includono sia la santificazione personale, che è il cambio di carattere e l’eliminazione delle cattive abitudini, e con delle azioni caritatevoli per il bene del prossimo. E tutto questo non serve per salvarci, ma perché siamo già salvati, quindi, agiamo in conseguenza alla salvezza ricevuta e lo facciamo in modo naturale e spontaneo. Efesini 2: 8-10 «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo».

La parola tradotta con “opere” significa lavoro, che può includere svariate azioni che possiamo fare, come aiutare qualcuno nel suo bisogno, come procurare del cibo a chi è senza soldi, andare a trovare qualcuno che è in ospedale o nelle carceri, prendersi cura di un senzatetto, fare evangelizzazione e molto altro. Le opere sono azioni concrete, motivate dalla carità cristiana verso gli altri e sono la diretta conseguenza della salvezza per grazia. Sarà naturale per un cristiano, intervenire e fare qualcosa per qualcuno che è in difficoltà o nel bisogno, e questo perché Cristo vive in lui. A che cosa serve avere fede e restare indifferenti se vediamo qualcuno che è in difficoltà, senza fare niente per aiutarlo nel pratico? A nulla! In altre parole, la fede senza le opere non serve a niente ed è morta! Se ti accorgi che qualcuno è nel bisogno estremo, perché disperato o senza lavoro, magari perché è stato buttato fuori di casa o perché non può pagare le bollette, e tu non fai niente per aiutarlo, e gli dici solamente: vedrai che Dio ti aiuterà! Che cosa hai fatto per lui? Niente! A che cosa gli servono le tue parole? A Niente! Dio sicuramente provvederà per il bisognoso, ma tu sei lì per questo, e se non agisci nel concreto e come se gli stessi comunicando: “Non ti aspettare niente da me, perché io non farò niente per te”! La fede senza le opere è inutile a salvarci, esattamente come le parole di pietà che non vengono accompagnate da atti di misericordia! La fede senza le opere è inutile per la tua salvezza! Dio non può salvare la persona con questo tipo di fede, perché è evidente che Gesù non vive in essa.

Nella storia abbiamo grandi uomini di fede, se osserviamo la fede di questi grandi operai e missionari del vangelo, possiamo apprendere molto dalla loro esperienza. Un episodio eclatante è la storia dell’evangelista George Miller, che tra il 1849 e il 1870, aprì numerosi orfanotrofi nella città di Bristol, che ospitarono oltre 10mila orfani. Quest’uomo non aveva soldi e non ha mai chiesto soldi, ma essendo un uomo di fede ha ricevuto molte donazioni che lo aiutarono nella costruzione e nelle forniture degli orfanotrofi. Lui ha chiesto solo a Dio e per fede ha ricevuto quello che gli serviva.

9 - FEDE È OBBEDIENZA

 

Luca 6:46 «Ora, perché mi chiamate, “Signore, Signore”, e non fate quello che dico? ».

La fede produce ubbidienza. Tramite la nostra ubbidienza alla Sua volontà, camminiamo sulla via che Lui ha tracciato per noi, e perché questo accada, Gesù ci ha lasciato lo Spirito Santo, affinché compia in noi la conversione e la trasformazione del nostro essere, oltre che per essergli ubbidienti in tutto. Atti 5:32 «…come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono». Poiché la nostra natura peccaminosa ci porta a compiere il peccato, a trasgredire ad ogni Suo comando e insegnamento, ed è solamente tramite la potenza dello Spirito Santo in noi che possiamo resistere al peccato e ricevere forza per camminare nella verità, in conformità al Suo volere. La via dell’ubbidienza è la via della vita, perché Gesù è l’autore della salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono (Ebrei 5:9). In altre parole, non c’è salvezza, e quindi vita eterna, senza ubbidienza! La morte è entrata nel mondo a causa della disubbidienza, e continua a mietere vittime ogni giorno; mentre la vita e l’immortalità sono venute tramite l’ubbidienza! Oggi, se io e te possiamo ricevere la vita eterna, lo dobbiamo all’ubbidienza di Cristo.

Per quale motivo Paolo ricevette grazia e apostolato? Romani 1:5 “per l’ubbidienza della fede…”. Tutti coloro che accettano Gesù Cristo come loro Salvatore, devono essere ubbidienti, ossia devono mettere in pratica la Sua volontà, perché non basta credere solamente, è necessario ubbidire per essere salvati! Gesù lo disse chiaramente in Matteo 7 : 21-24 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”. Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia». Qui, alcuni potrebbero obiettare e dire: ma allora la salvezza è per opere e non per grazia! No, la salvezza è sempre per sola grazia, le opere dimostrano solamente se hai compreso cosa sia la salvezza per grazia! Se hai veramente accettato Gesù come tuo Signore, allora Lui vive in te e tu vivi come Lui ha vissuto, altrimenti non c’è salvezza alcuna; poiché nessun peccatore incallito entra nel regno di Dio! Non basta credere in Gesù e nella Sua salvezza e poi continuare a peccare e trasgredire ogni Suo comandamento; perché questo vuol dire che non c’è stata nessuna conversione o nuova nascita! Gesù disse a Nicodemo che per entrare nel regno di Dio bisogna passare da una natura carnale ad una spirituale; inoltre, gli dice che servono due battesimi: uno di acqua e uno di Spirito.

Giovanni 3:5-8 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: “Dovete nascere di nuovo”».

Ma perché è necessaria una nuova nascita? Perché nasciamo tutti con una natura peccaminosa o carnale, che non siamo in grado di cambiarla o trasformarla con le nostre forze o volontà (Geremia 17:9; 13:23), e con solo questa natura le porte del regno di Dio resterebbero chiuse per chiunque. Per entrare nel regno di Dio serve una natura spirituale ed è per questo che è necessario l’intervento di Dio, altrimenti saremmo perduti per sempre; la nuova nascita è il primo passo per essere salvati. La carne e lo spirito rappresentano due nature opposte tra loro che guerreggiano dentro di noi, che suscitano desideri opposti, producono frutti opposti, conducono a due destini opposti: uno per la vita eterna e l’altro per la morte eterna. Galati 5:16,17 «Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra». Chi ha accettato Gesù Cristo come Suo Signore e Salvatore non si trova più sotto la condanna del peccato, non cammina più secondo la carne, ma secondo lo Spirito che abita in Lui. Chi ha la mente controllata dalla carne volge i suoi pensieri verso il peccato, verso le realtà terrene, verso le passioni insane, ed è ribelle ed ostile a Dio. La mente di chi è in Cristo non è più controllata dalla carne e dalle sue concupiscenze, ma dallo Spirito e si volge verso realtà spirituali. Il risultato del camminare nello Spirito è una vita di pace, di ubbidienza e di grandi benedizioni; mentre una mente controllata dalla carne produce naturalmente la morte spirituale della persona. Chi rimane con una mente carnale diventa nemico di Dio, perché è una natura opposta alla Sua e chi decide di rimanere nella carne non può piacere a Dio e non potrà gustare la vita eterna. La natura carnale deve essere soppiantata da quella spirituale. «Se dunque uno è in Cristo, Egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, tutte le cose sono diventate nuove» (2 Corinzi 5:17); essere in Cristo significa essere una nuova creatura, o persona rinata e rinnovata, nella mente e nello spirito. Le vecchie abitudini peccaminose che ci separavano da Dio, sono abbandonate e sono sostituite da nuove. Gesù desidera non solo liberarci dalla condanna del peccato, ma vuole liberarci anche dal potere che il peccato ha nella nostra vita, ed è per questo che abbiamo bisogno di essere ripieni di Spirito Santo ed ubbidienti. Gesù vuole trasformarci, perché possiamo amare le cose che Egli ama e odiare il peccato come Egli lo odia. Lo Spirito Santo produrrà in noi nuovi desideri, nuovi gusti, nuove inclinazioni, nuovi obiettivi ed una nuova ragione di vita; svilupperemo nuove abitudini ed attitudini, conformi alla volontà di Dio. Adoperiamoci dunque il più possibile ad essere ubbidienti in tutto, perché questa è la vera fede! 2 Corinzi 10:5-6 «affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo, e siamo pronti a punire qualsiasi disubbidienza, quando la vostra ubbidienza sarà perfetta». Apocalisse 14:12 «Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in (e di) Gesù».

10 - LA FEDE CHE DIO GRADISCE

 

Ebrei 11:6 «Ora senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano».

Dio vuole che abbiamo una fede autentica! Quello che Gesù cercava e cerca ancora oggi nei Suoi figli e una vera fede. Quando viviamo per fede, questo onora Dio e gli dà gloria, perché tutto quello che riusciamo a fare, compresa la battaglia contro il peccato per essere come Lui è, è dovuta all’opera di Dio in noi, e questo gli da gloria. La fede che Dio gradisce produce trasformazione, salvezza, liberazione, guarigione, testimonianza, conoscenza, servizio, perseveranza e ci porta a glorificare Dio in ogni aspetto della nostra vita. Noi glorifichiamo Dio, quando ci sottomettiamo a Lui con tutto il nostro essere, con tutto il nostro cuore, anima e mente. Matteo 22:37 E Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente”». La fede e l’obbedienza nella Bibbia camminano di pari passo e sono strettamente collegate l’una all’altra, inoltre sono la dimostrazione l’una dell’altra. Purtroppo molti si limitano ad una fede superficiale senza essere minimamente coinvolti emotivamente e praticamente in una relazione personale con Dio, limitandosi solo ad ammettere la Sua esistenza e tutto finisce lì, non si va oltre al deismo. Ma può questo tipo di fede salvare? Assolutamente no! Una fede autentica implica una relazione personale con Dio, ed è un interagire con Lui che si palesa con gesti ed azioni concrete. Il non essere disposti ad obbedire a Dio ritenendo non necessario adempiere la Sua volontà o adempierla in parte, è una fede che a nulla serve; queste forme di spiritualità non possono portare alla salvezza ma al suo contrario, che è la perdita della vita eterna. Una fede superficiale che ammette solo l’esistenza di Dio, senza viverla pienamente, non può essere approvata né benedetta dal Signore.
Perché la fede si tramuti in obbedienza alla Sua volontà è indispensabile credere a quello che Egli dice e poi metterlo in pratica, senza alterare il comando di Dio. La fede mi porta ad accettare e credere a quanto Dio mi rivela o promette tramite la Sua Parola, mentre l’obbedienza mi porta ad agire e mettere in pratica quanto ho appreso da Dio o dalla lettura della Bibbia, questa è la fede che Dio gradisce! I comandamenti di Dio devono essere osservati per come scritti senza adattamenti e manomissioni. Posso anche credere o pensare che il comandamento sia giusto e buono, ma se non lo metto in atto e non lo vivo, a nulla mi giova saperlo solo concettualmente. Facciamo un esempio, se Dio mi dice: “non fumare e non bere”, solo agendo di conseguenza a quanto mi viene rivelato posso capire i benefici che ricevo dall’evitare queste cattive abitudini, solo quando agisco e metto in pratica il comando, posso gustare i risvolti positivi di una vita sana e libera dal peccato o dal vizio che conduce a morte. Inoltre, Dio non solo ci consiglia come evitare il male, ma ci esorta a fare il bene, ossia a praticarlo.

Giacomo 2: 14-20 «A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, e qualcuno di voi dice loro: “Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi”, ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che serve? Così è pure della fede; se non ha le opere, per se stessa è morta. Ma qualcuno dirà: “Tu hai la fede, e io ho le opere”; mostrami la tua fede senza le tue opere e io ti mostrerò la mia fede con le mie opere. Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano. Ma vuoi renderti conto, o insensato, che la fede senza le opere è morta? ».

La fede senza le opere rivela un cuore arido che non è stato trasformato da Dio. Quando veniamo rigenerati dallo Spirito Santo, le nostre vite sono caratterizzate dalla gioia del servire il Signore e saremo felici di obbedire al Suo volere. Questo ed altri versetti enfatizzano come la vera fede si dimostra con azioni concrete che compiamo in favore del nostro prossimo e per noi stessi. Il nostro modo di vivere rivelerà se Cristo vive in noi oppure no; se la fede che professiamo è una fede vivente, allora riveleremo il carattere del Signore ed agiremo come Lui: la fede invisibile diventa visibile. Le persone che sostengono di essere cristiane, ma vivono disobbedendo alla volontà di Dio hanno una fede falsa o morta, e non sono salvate. Solitamente si sentono frasi come: “non faccio del male a nessuno…il Signore mi salverà ugualmente! ”. Questo è un metro di giudizio del tutto personale, peccato però che Dio non lo contempla affatto, anzi Egli dice… Romani 2: 5-8 «Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira». Un vero credente imiterà Gesù, avrà la Sua stessa fede, infatti Egli disse «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua» (Giovanni 4:34).

A tutti coloro che sono fedeli, obbedienti e perseveranti nella fede, il Signore promette ricche benedizioni. Vediamo alcune di queste promesse: Matteo 7:24-27 «Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque invece ode queste parole e non le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo stolto, che ha edificato la sua casa sulla sabbia. Cadde poi la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa crollò e la sua rovina fu grande». La vita dell’uomo o della donna obbediente sarà sempre al sicuro poiché poggia su un solido fondamento, ossia sulla roccia che è Cristo, e non sulla sabbia che è il nostro io. La fede che Dio gradisce e che lo loda e glorifica, non è fatta di gesti eclatanti, ma di semplici gesti quotidiani, come ad esempio: evita di alterare la verità con delle bugie o di arricchire i dialoghi con storie inventate. Evita di parlare male degli altri o di spettegolare, trasferendo fatti ed eventi personali da un orecchio all’altro, non è bene divulgare confidenze personali o fatti di altre persone. Evita di appropriarti di cose altrui, bisogna essere onesti, lavora diligentemente e con solerzia ed allontanati da qualsiasi proposta poco lecita e da qualsiasi cosa che non è buona o salutare. Evita di guardare un uomo o una donna con occhio malizioso per avere un rapporto illecito o fuori dal matrimonio, sii fedele alla persona che Dio ti ha messo affianco, desisti da tutto quello che non gli fa onore ed offende la Sua persona. Cerca di vivere in pace con tutti, soprattutto con quelli che ti hanno offeso o tradito, o a cui tu hai fatto la stessa cosa; chiedi perdono quanto prima, cerca la riconciliazione e la pace con tutti, poiché Dio perdona coloro che perdonano. Evita le liti, le contese, le provocazioni, cerca di essere paziente e tollerante, sii gentile e cortese sempre; una risposta dolce e pacata spegne i fuochi della collera e dell’ira. Inoltre, aiuta che si trova in difficoltà economica o nella sofferenza, magari per malattia o perché in carcere. A volte, anche una semplice telefonata o un messaggio può confortare un cuore affranto, e se in questo momento stai pensando a qualcuno che non vedi da tempo, fagli una telefonata o meglio ancora vai a fargli visita.

Altra cosa che loda e glorifica Dio è quella di mantenere il nostro corpo in salute, quindi, evitiamo di mangiare o bere cibi tossici, meglio prediligere una alimentazione vegetariana, non bere alcolici o bevande zuccherate, non fumare e meno che mai drogarsi, farsi tatuaggi, piercing e cose simili. 1Corinzi 3:16,17 «Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo». Bastano piccoli gesti per essere come era Gesù, non è difficile essere cristiani, anzi è estremamente semplice e molto piacevole. Infine, quello che veramente Dio gradisce è la testimonianza, ossia il raccontare ad altri quello che Gesù Cristo ha fatto o sta facendo nella tua vita. Ogni qual volta che se ne presenta l’occasione, non desistere a farlo, questo farà del bene a chi ti ascolta. Romani 10: 13-15 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!». Siamo stati tutti chiamati a parlare di Dio agli altri, dobbiamo predicare il vangelo eterno ad ogni creatura e l’imminente ritorno di Gesù Cristo, esortandoci e edificandoci vicendevolmente. Colossesi 3:16« La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore». E per concludere le cose che sono gradite a Dio, non può mancare una vita di preghiera, di lode e di ringraziamenti costanti e perseveranti; inoltre, il Signore gradisce vederci tutti i sabati in chiesa, perché è molto importante frequentare regolarmente le adunanze di chiesa. Diventa un figlio o figlia obbediente e vedrai Dio manifestarsi con grande potenza e gloria nella tua vita.

11 - LA FEDE CHE CI CONDUCE NELLA GLORIA

 

Atti 14:22 « fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

Ti è mai capitato di iniziare qualcosa con tanto entusiasmo e poi, a poco a poco perdere la voglia e l’interesse di portare a termine quello che hai intrapreso? Credo proprio di sì! Il problema è che questo accade anche su aspetti molto importanti della nostra vita, come ad esempio un lavoro, una relazione affettiva, nell’educare un figlio; ma questo succede anche in tante cose meno importanti, come per un’attività sportiva, negli hobby e altro ancora. Qualunque impegno richiede perseveranza e senza la perseveranza non si raggiunge l’obiettivo sperato. La perseveranza è fondamentale per portare a termine ogni impegno, grande o piccolo che sia. Se la perseveranza è necessaria in tutti i campi della vita, tanto più lo sarà nelle cose spirituali, come raggiungere la salvezza eterna. La salvezza è sicuramente un’opera di Dio, eppure, non c’è vera salvezza senza una fede perseverante. Se è vero che siamo salvati per grazia è anche vero che dobbiamo combattere contro la carne, contro i pensieri sbagliati, contro il mondo, contro il diavolo, dobbiamo perseverare nella fede e non perdere la posizione di figli di Dio, che obbediscono e vivono come Dio vuole. La vera salvezza produce la perseveranza nella fede, e questo perché Dio opera in noi e attraverso di noi. Ebrei 10:35,36 «Non gettate via dunque la vostra franchezza, la quale ha una grande ricompensa. Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate la promessa».

Questo testo ci ricorda che la perseveranza è essenziale. Come abbiamo già trattata, Dio mette alla prova la nostra fede e, tramite le tentazioni, le difficoltà che incontriamo nella vita, possiamo sviluppare una fede perseverante. Le prove fanno parte del piano di Dio per santificarci. Lo scopo delle afflizioni è quello di raffinare la nostra fede, in preparazione di quel giorno meraviglioso nel quale vedremo il nostro Signore e Salvatore, e potremo stare in Sua presenza per l’eternità. Giacomo 1:12 «Beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano». La Bibbia parla molto sulla perseveranza, e dice chiaramente che coloro che avranno perseverato nella fede, senza trasgredire o rinnegare alcun punto o dottrina biblica, sono coloro che “vincono”, ossia sono coloro che erediteranno la vita eterna. Apocalisse 3:5 «Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli». Queste persone sono sante, perché hanno vinto sul peccato e sono irreprensibili, poichè si sono santificate, ecco perché potranno stare alla presenza di Dio.
Anche l’apostolo Paolo invitava Timoteo a perseverare nella vita cristiana. Nella sua epistola pastorale, l’apostolo Paolo ricorda al giovane pastore: «Abbi cura di te stesso e dell’insegnamento, persevera in queste cose perché facendo così, salverai te stesso e coloro che ti ascoltano» (1Timoteo 4:16). Paolo lo avvertì di prestare attenzione all’insegnamento ricevuto e alla dottrina e di perseverare in queste cose con una vita integerrima, e questo è un avvertimento a tutti i cristiani di ogni tempo. Siamo tutti chiamati a perseverare nella fede, a vivere in modo santo, giusto e nelle vere dottrine. Romani 2:7 «la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene». La perseveranza nella fede, ci aiuterà a sopportare anche momenti molto difficili, afflizioni, tragedie, infermità, sofferenze, malattie e cose simili. Inoltre, dobbiamo mettere in conto che soffriremo la persecuzione. 2 Timoteo 3:12 «Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati». Chi si manterrà perseverante fino alla fine, qualunque cosa accada, otterrà la vita eterna. Ebrei 3:14 «Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio. E anche noi, come l’apostolo Paolo, alla fine del nostro percorso terreno, potremmo dire: «Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione» (2 Timoteo 4: 7,8).

- CONCLUSIONE-

 

  • Facciamo la sintesi di questi 11 passi, per avere una fede perfetta.

  • Il primo passo della fede mi dice di tenere lo sguardo fisso su Gesù e non alle circostanze. Guardiamo la soluzione e non il problema!

  • Il secondo passo è credere senza vedere. Mi fido che Dio opererà per me, nei suoi modi e nei suoi tempi. Io devo solo aspettare che lo farà certamente!

  • Il terzo passo è conoscere Dio personalmente, solo se conosciamo il Suo carattere d’amore, la Sua bontà e misericordia, possiamo avere fede in Lui.

  • Il quarto passo è accrescere la fede. Non possiamo crescere nella fede se non leggiamo regolarmente la Bibbia tutti i giorni. Così come alimentiamo il nostro corpo ogni giorno, allo stesso modo alimentiamo lo spirito.

  • Il quinto passo è la prova della nostra fede. Con le prove Dio ci purifica ed elimina le scorie che sono in noi, ci santifica per assomigliargli sempre più e per poterlo incontrare.

  • Il sesto passo è avere una fede che smuove le montagne. La preghiera gioca un ruolo importante nelle esperienze di fede.

  • Il settimo passo è rafforzare la nostra fede osservando le esperienze altrui. Se ci soffermiamo a contemplare come Dio opera nella vita degli altri, sicuramente avremo dei benefici.

  • L’ottavo passo è avere una fede che produce azioni e fatti concreti, sia nella nostra crescita personale che per il bene del nostro prossimo.

  • Il nono passo è essere obbedienti a Dio in ogni Suo volere.

  • Il decimo passo è avere una fede che Dio gradisce. Il nostro stile di vita, i nostri comportamenti, rivelano chi siamo veramente e se Dio vive in noi.

  • L’undicesimo passo è avere una fede che manifesta la gloria di Dio e ci conduce nella gloria di Dio.

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